Non perdiamoci di vista

Seconda puntata del nostro vernissage di vecchie glorie nerazzurre terminate ingloriosamente dietro a una telecamera di qualche disperata rete locale. Ecco gli artefici della resistenza nerazzurra in TV:

Aldo Serena
- Sette stagioni di Inter tra il '78 e il '91. In mezzo, prima e dopo, Torino, Milan e Juventus. Altro che Vieri: Serena è stato un raro esempio di schizofrenia calcistica pre-legge Bosman. Il Serena commentatore non è da meno nell'etere calcistico: viaggia come un nomade televisivo tra le emittenti private di provincia e le grandi TV nazionali, apolide dell'etere. Dopo la pubblicazione di uno studio medico sui microtraumi cerebrali da colpo di testa, dichiarò: "una rete val bene un'emicrania". Palesemente inadatto come copyrighter per l'industria farmaceutica, oggi è a caccia di una medaglia da polemista, ma l'arguzia dei suoi interventi è pari all'efficacia dei suoi stop. Con una boutade durante la trasmissione "Controcampo" su Italia 1 riesce in un'impresa degna del parapsicologo israeliano Uri Geller: telefonano contemporaneamente in trasmissione l'amministratore delegato del Milan e il presidente di Lega che - all'unisono - gli dicono esattamente le medesime cose. Misteri sovrannaturali del calcio italiano.

Riccardo Ferri
- Stopper arcigno tra gli '80 e i '90 agisce negli studi televisivi di Telenova esattamente come faceva in campo. Ruvido nella consecutio, roccioso nei congiuntivi, ogni tanto segna clamorose autoreti logiche, dando ragione al suo avversario dialettico pur volendo sostenere una tesi opposta. Comunque sia rimane l'ex nerazzurro più telegenico oggi in circolazione: il gessato che porta sempre con grande disivoltura, dobbiamo ammettere, gli dona. Se ogni tanto lo cambiasse, poi, sarebbe ancora meglio.

Evaristo Beccalossi - Si presenta spesso in maniche di camicia o con pullover sciattissimi. Padrone degli studi televisivi di Telelombardia quanto lo era del campo nella stagione 79/80 è forse l'interista più entusiasta dell'etere ed anche il peggio vestito. Per il resto, il Beck, è perfettamente calato nella parte del tifoso cieco ed amabilmente irresponsabile: capace di difendere Lucescu, ammiratore di Lippi, fiducioso in Tardelli, fa in televisone quello che noi tutti facciamo abitualmente al bar, al lavoro, in famiglia. Lunga vita quindi al Beccalossi commentatore, con i suoi vizi e le sue virtù. Tra i vizi, una figlia juventina di nome Nagaja (con un nome così era anche logico un moto di ribellione adolescenziale). Tra le virtù: un coriaceo ed infrangibile ottimismo che - specie se sparso da un addetto ai lavori - fa bene al cuore del tifoso.

Walter Zenga - Walter ama l'Inter, gli interisti amano Walter. Fu suo l'unico sussulto d'orgoglio durante la sciagurata sera dello 0-6 nella stracittadina del 2000, quando venne quasi alle mani con un esagitato Tiziano Crudeli (commentatore milanista di Telelombardia, sportivo quanto Pippo Inzaghi) suo dirimpettaio in tribuna stampa. Purtroppo allora non era già più da diversi anni portacolori dell'Inter: la sensazione è che con lui in campo e nello spogliatoio le cose sarebbero andate più dignitosamente. Walter, 14 anni di Inter dall'80 al 94, è interista per fede e per calcolo. Tra una televendita e l'altra di elettrostimolatori attende forse che si liberi un posto in Via Durini. Magari come osservatore per il calcio estero: sarebbe il giusto riconoscimento per chi ha passato la giovinezza a difendere ciò che spesso era indifendibile: la porta nerazzurra.

Alessandro "spillo" Altobelli - Punta di diamante dell'Inter dal 1977 fino all'88, nell'84 dichiarò: "non ho finito le scuole medie ma in area di rigore sono un professore". Oggi spillo non (in)segna più in area ma prende le parti dell'Inter nell'arena di Controcampo. Ad Altobelli il tifoso nerazzurro non chiederebbe tanto: è piuttosto la crudeltà di Sandro Piccinini a far sì che spesso si ponga confronto diretto tra lui ed un bizzarro giornalista juventino, tale Giampiero Mughini, che purtroppo fa delle lettere la sua professione. Spillo, però, ha l'astuzia dell'uomo di popolo: parla bene dell'Inter anche pro domo sua. Se, infatti, il figlio Mattia non andrà da subito in prestito a terminare la sua carriera in oscure compagini delle serie cadette, forse un pizzico di merito va anche al coraggio di papà. Pronto ad essere gettato in pasto alle belve per amore di maglia e di famiglia. Nella foto, Spillo festeggia con i tifosi la quattrocentesima banalità detta a Controcampo.

feyerabend

 


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Marco54

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