ARCHIVIO CENSURA

VIDEO KILLED THE STADIO STAR


Ho studiato economia e non mi è servito a nulla.

Ho il rimpianto di non aver studiato storia, non tanto perché mi interessasse la storia, quanto perché adesso potrei rimpiangere di non aver studiato economia, quindi sfondato nel bancario per poi molleggiarmi tra montagne di danaro e pettorute donne disposte a tutto per la mia ricchezza. D’altronde quando feci quella scelta ero di fretta. Era un’estate complessa, la mia ex non stava bene per via di un bruttissimo attacco di corna, e io ero assorto in altri pensieri: Berti reduce dall’infortunio e Zenga che se ne andava via. Anche Jonk cercava di andarsene ma col suo passo, a metà dicembre, era ancora a Cormano. In quel tempo credevo che Giampiero Marini avrebbe aperto un ciclo e pensavo al calcio come a una faccenda seria.

Oggi Wim Jonk fa il pensionato nella nativa Volendam, la mia ex credo stia meglio e io ho perso un po’ di passione nel calcio, che seguo solo perché sono dipendente: una sorta di Kate Moss con le cosce molto pelose. Siamo in tanti con questa sindrome da tossici del pallone, eppure i dignitari del calcio fanno i finti tonti e fingono di non intuire il malessere. Non solo lo ignorano, ma ultimamente, ogni settimana in fila per uno, ci raccontano che la crisi di spettatori negli impianti non è dovuta allo spettacolo offerto ma agli stadi stessi. Per convincerci di questo, ci martellano alternandosi: Carraro, Giraudo, Galliani, il quale addirittura sostiene che “si vede poco, male e sotto la pioggia". Sono lontani i tempi in cui il mio amico Marco bestemmiava contro l'allora nuova copertura di San Siro perché "se si bagnano i ragazzi, voglio bagnarmi anch'io".

Il motivetto ce lo stanno ripetendo tutte le settimane, ci circondano, soffiano il ‘venticello leggero’ così che a furia di dircelo noi stessi simuliamo di accorgercene.

Franco Carraro attacca: “Le partite si vedono male e quindi è inevitabile che ci sia chi preferisce vederle in tv”. A parte che anche all’Angelus del Papa non si vede un cazzo, lo danno in tv ma la piazza è piena, resta un interrogativo: Carraro, presidente del Comitato organizzativo dei Mondiali ’90, come pensava che avrei visto dal terzo anello costruito allora? Sono a 340 metri sul livello del mare e in inverno ci sono le slavine. Carraro che all’epoca dichiarava: "Il Mondiale di calcio sarà l'occasione più opportuna per dimostrare non solo le nostre capacità organizzative, ma anche l'alto livello tecnologico raggiunto in tutti i settori della vita nazionale". A Torino la fiducia “nell’alto livello tecnologico nazionale” ci ha regalato un enorme scolapasta con le bandierine ai quattro angoli. Ora, non voglio ridurmi a idealizzare il passato e scrivere che a San Siro negli anni ottanta crescesse la genzianella, ma permetteteci di non fidarci ancora di colui che “con la tecnologia” ha reso il prato del Meazza una sorta di sovescio della bietola, e che oggi ci dice di avere un’altra ottima idea.

Bell’affare la tecnologia: all’epoca nella mia casella di posta tentavano di farmi associare al Club dei libri, con un’enciclopedia a 2.000 lire in cambio della promessa di mia immortalità che avrei passato acquistando un libro trash al mese. Adesso invece la mia email si riempie di imbarazzanti dritte per rilanciare la fierezza del pene. La mia vigorìa riproduttiva non era ancora sulla cresta dell’onda l’ultima volta che, da piccolo, io vidi Graziano Bini giocare sotto la pioggia. Già, mc'è un problema: la pioggia non è una novità recente. Mi sbilancio e affermo che piove da secoli. Alcune Ere fa è persino ghiacciato, ma dall’inospitale Scandinavia all’India dei monsoni, ciò non ha impedito allo sport di nascere, di svilupparsi e di avere testimoni sul luogo. E visto che il Presidente di Lega si preoccupa per la salute di chi ha preso l’acqua durante Fiorentina-Livorno, abbia lo stesso infermieristico riguardo per le volte in cui organizza a dicembre i posticipi serali a Udine.

Se le avverse condizioni atmosferiche e la miopia non funzionano, resta il jolly di incutere terrore sventolando la carta violenza. Ci prova Antonio Giraudo, uno che riuscirebbe a suscitarla nel Cardinale Sodano: “Gli stadi italiani sono obsoleti e portano violenza”. Ed è qui che invariabilmente si stacca sulla magnificenza del sistema inglese, che in realtà ha solo alzato un velo ipocrita su un grave problema sociale. Il 2004 è stato tra gli anni più violenti per i travelling fans britannici: 50 arresti in Portogallo in un solo giorno, col Primo Ministro che se ne vergogna pubblicamente parlando alla House Of Commons. Però non è funzionale al tornello ricordare che il disagio sociale è rimasto, col solo vantaggio di non andare in diretta. Allora riempiano le strutture di videocamere che al 99% riprendono gente come il Giuan che da quattro anni si è un po’ rincoglionito e a ogni metà primo tempo si alza, scracca, e grida: “Tira fuori quel pampaluga del Conceissao”.

Gli stadi si svuotano perché dodici squadre di Serie A sono impresentabili, perché non si sa più chi sia proprietario di chi e di cosa, perché non si sa a che ora uscire di casa per la partita, perché già alla 35esima di campionato il primo fallo è fischiato dopo venti minuti, perché d’estate ci si deve specializzare in procedura civile per giocare al Fantacalcio, perché la “bandiera” Christian Vieri è andato al Milan. E perché io devo perdere soldi e un weekend primaverile se chi è in campo non ricorda manco più che maglia indossi. Non è un problema di bandiere, etichetta con cui si svilisce il rispetto verso il tifo: io andavo allo stadio per fare compagnia a Bergomi, non avevo intenzione di infilargli un palo nel retto e sventolarlo per Piazza Axum. E’ un problema di perduta educazione sportiva.

Ma ci dicono che i grandi colpevoli sono gli stadi, perché su una seggiola confortevole sarei più disposto a spendere 50 Euro per vedere Inter-Treviso. E’ vero come è vero che i motorini sono i killer dell’aria in città, i pitbull terrorizzano l’Occidente, e il digitale terrestre è una tecnologia interattiva quando in realtà funziona come il Donkey Kong: schiaccio A e mi gioco lo schema facile, oppure il B per il quale ci vuole perizia.

Tutti gli sguardi dei proprietari della baracca-calcio si sono improvvisamente voltati verso la stessa cosa contemporaneamente: di solito succede quando a una ragazza della compagnia esce una tetta dal vestito. Il fine delle due azioni è lo stesso: fottersela.

Siccome è lecito, perché non farlo con grazia?

Catone

Rem tene, verba sequentur

 
I Bellissimi di I.org salutano


Alexetto

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Mai Stati in B, e voi?

Inter abbiamo un problema, o no?<