ARCHIVIO CENSURA

UOMINI E CAPORALI


Sabato sera, verso mezzanotte, ho incrociato Massimo Moratti che camminava da solo, bavero alzato, per il centro di Milano. Credeteci o no, era lui. Cosa ci facesse in giro, non lo so. Forse tornava a casa dopo aver visto la sua amante nascosta, il Milan, in televisione. O, forse, era andato a comprarsi un po' di fumo: si sa che è sempre meglio sceglierselo di persona.

Nella buia Via Verri, senza alcun ostacolo che mi impedisse di approcciarlo, ho avuto il pensiero che chiunque altro avrebbe avuto: "Lo fermo e lo rapino". Poi è prevalsa l'idea che fosse l'unica occasione possibile per rapirlo. Gli avrei scattato una foto in cui mostrasse la Gazza del giorno e l'avrei spedita a tutti i giornali con un comunicato: "Il rapimento è opera di un Fronte di tifosi interisti anonimi. Chiediamo: una tessera di tribuna rossa, 1° anello, a mio nome. L'immediata cessazione di tutte le trattative per l'acquisto di Ferrante, l'Unabomber del Torino. La liberazione del nostro fratello Walter Zenga dalle pubblicità della magnetoterapia sulle tv locali negli orari pomeridiani (se le sue condizioni contrattuali lo impedissero, per favore, abbattetelo perché non ce la faccio a vederlo così). Il reintegro di Beppe Bergomi nella società. La pubblicazione sui principali quotidiani e riviste a tiratura nazionale del diploma di laurea conseguito da tal "Professor" Saillant (anche Buffon ne ha uno uguale). Inoltre, vogliamo 40 miliardi in assegni circolari intestati a Carlos Roberto o a un qualsiasi altro terzino sinistro, anche scarso. Infine, la consegna di Cauet, che verrà avviato alla carriera di segnalatore semaforico umano nel Viterbese. Se le predette condizioni non venissero soddisfatte entro una settimana, ci vedremo costretti al gesto ultimo: liberare il Presidente. Non costringeteci a farlo."

Invece, vedendo Massimo arrivare così, mi sono bloccato: non ci avrà portato grandi trofei, ma basta incrociarlo per strada per capire che è il migliore Presidente che si possa avere. Come disse un cantore sudamericano, l'ho lasciato camminare, "solo, come un fantasma, per un vecchio borgo".

Ma le mie riflessioni mi hanno portato lontano: vedendolo pensieroso, ho valutato l'ipotesi che volesse schiarirsi su come Arrigo Sacchi fosse arrivato ad essere ciò che è. A Galliani è attribuita una battuta: "Con quel Milan, avremmo vinto anche se in panca ci fosse stato Furia cavallo del west". In effetti, Furia fu la prima scelta del CdO milanista, ma rifiutò, così come Francis il mulo parlante, già sotto contratto con l'Inter. Ripiegarono su Sacchi che riuscì a non fare troppi danni. Finito il ciclo con il Milan, prese la Nazionale, allenando la quale ebbe modo di far apprezzare le sue doti di modestia. "Grande capo occhio pallato" andò poi in Spagna dove i pochi che ricordano il suo passaggio lo rimpiangono e lo vorrebbero indietro: su di lui c'è addirittura una taglia, vivo o morto. Tornò al Milan da salvatore della patria, e all'esordio in Champion's League (con il Rosenborg) dimostrò di non aver perso la mano: tutta l'Italia, spogliatoio rossonero compreso, festeggiò quella figura da idiota. "Non allenerò mai più" disse, ma, con malizia, si iscrisse all'ufficio collocamento allenatori come commentatore nei programmi sportivi. Italia 1 gli ha concesso uno spazio critico tutto suo dove è riuscito a farsi amare da tutti i professionisti del calcio. Infatti, inabile nel porgere critiche con stile, si è inimicato ogni allenatore europeo. Il suo brillante imitatore ha descritto l'ipocrisia delle sue osservazioni con la battuta: "Io non ho mai criticato il gioco di Trapattoni. Non posso criticare una cosa che non c'è!". Sacchi è un uomo che non conosce la diplomazia o, forse, la interpreta meglio di tutti: un best-seller in libreria in questi giorni, ci ricorda la battuta del dottor Spock in Star Trek: "A volte, il fine della diplomazia è quello di prolungare le crisi".

E domenica, l'Inter non ha battuto il Parma di Sacchi anche per responsabilità di Vieri, altro personaggio curioso del mondo calcistico. In due partite ha sbagliato sessanta gol, entrando nel libro dei record come il calciatore con la più bassa percentuale di realizzazione in una singola partita. I tifosi nerazzurri hanno scelto l'uomo sbagliato su cui sfogare la propria isteria: quando ha segnato, Vieri ha fatto l'offeso. Gioca da secoli ma non pare conoscere l'essenza del volubile San Siro nerazzurro, vero specchio di una nazione che raramente ha terminato una guerra con gli alleati con cui l'aveva iniziata. Così Bobo ha minacciato di non esultare più: il popolo di San Siro, che non vede una vittoria in casa dal bolide con cui Spillo abbatté il Francavilla in Coppa Italia nel '84, ringrazia.

Catone

Rem tene, verba sequentur

 
I Bellissimi di I.org salutano


Artur

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