ARCHIVIO CENSURA

SANSILURATI


Quando nel 1982 vidi la perfida Diana dei Visitors ingollare un topo delle risaie, decisi che volevo diventare così: bello, potente e onnivoro. Solo in puntate successive del telefilm, scoprii che sotto quella tuta rossa in lattice si nascondeva in realtà un sarago.

All'epoca quel curioso banchetto fece scalpore, ma a me piacque: pensai che ognuno di noi avesse il diritto di nutrirsi come meglio gli pareva; non certo immaginando che da tifoso interista mi sarebbe toccato di mangiar merda per 14 anni. Nonostante i pasti nerazzurri non possano dirsi golosi, la mia passione di tifoso non è mai morta, così come la voglia di andare allo stadio portando la mia bandierina cretina, modello elezioni mancate di Dukakis.

Sono passati gli anni e la tv col calcio ha invaso gli schermi ed io, pur non disprezzando la ghiotta chance di godermi in diretta Inter-Watford, ho sempre calcato il berretto nel cammino verso San Siro, abbracciato alla sciarpa portafortuna; e di sciarpe portafortuna ne ho avute tante quante ne ho cestinate quando si sono rivelate indegne. Davanti a me è passata la stagione degli hooligans, quella dei Centofanti, quella del Lugano e tante altre leccornie per noi tifosi, ma mai mi sono convinto a rinunciare al mio posticino che corredavo con tanto amore, grazie ai miei cuscinetti da lancio, così detti per l'utilizzo estremo che ne facevo dopo scellerate sconfitte.

Poi però è successo l'impensabile: la mia società, l'Inter, ha cominciato a guardarmi male. E allora sono entrato allo stadio e i miei posti centralissimi nel secondo anello rosso non c'erano più: degli ometti in cravatta con computer, sedevano laddove io per anni avevo insultato Wim Jonk. Già, la tribuna stampa era stata spostata dal primo anello perché lì ogni posto è una mucca da mungere, e ivi si sono sedute colonne di sponsor con tartine e Emmenthal.

Decisi di ignorare il problema e mi spostai, scegliendo di salire in cordata fino al terzo anello, così da unire il vantaggio dell'aria più salubre, a una certa morigeratezza che alcuni debiti mi costringevano ad affrontare. La grande scalata mi comportava un unico serio problema, cioè quello di ventilare a metà della camminata: con la mia aritmia, gli sbalzi di altitudine rischiano di farmi massa col bypass.

Quest'anno ci ho riprovato e arrivato in vetta, sedutomi tra i caprioli e le malghe del terzo anello, ho scoperto di avere di fronte un impenetrabile specchio, eretto ad arte per non permettere il salto tra un anello e un altro. Certo con un buon Fosbury la possibilità è ancora viva, ma io sono un teorico del ventrale e alla mia età cambiar tecnica è così difficile.

In più, per ragioni sconosciute, non mi trovavo neanche al mio vecchio posto rosso, ma ero adesso identificato da punti cardinali, scelti per un evidente improcrastinabile intervento migliorativo all'impianto di San Siro. D'altronde io da sempre ho ritenuto necessario dare più precise istruzioni sul tagliando di gara, e oggi questo sogno è realtà grazie ai nostri dirigenti. Un giorno forse i miei nipoti sapranno non solo l'ubicazione spaziale della loro seggiola ma anche altri dati di notevole interesse scientifico quali la latitudine, la longitudine, i bar atmosferici e l'altezza rispetto al livello del mare. Quest'ultima da riverificare ogni tot anni, visto che la spaventosa deriva dei continenti si fa sempre più battente.

A questi disagi, si è come ogni anno aggiunta l'imprevedibilità della nostra dirigenza che ti vende i biglietti per assistere a "Terminator 2. Ora s'incazza davvero" e poi ti programma la Medea di Pasolini, con l'indimenticabile quarto d'ora di muto piano americano sul volto straziato di una folgorante Maria Callas. E mentre i nostri dirigenti annunciano clamorosi accordi con la Dentsu per lo sfruttamento in Thailandia dei diritti d'immagine del puledro selvaggio Cruz, io per la prima volta mi sento annoiato come tifoso dall'arroganza di certe scelte, dalla loro inettitudine e dalla loro promozione. Poco importa Cuper o Conceicao: è che dopo anni ho smesso di ammirare il marinaio che scruta l'orizzonte perché da noi sta solo guardando se c'è della figa in porto.

Eppure so che l'anno prossimo verrà Mancini o resterà Zaccheroni, e in 10.000 ci troveremo a Brunico con le nostre bandierine e gli occhi a mandorla finti, d'ordinanza per convincere Massimo Moretti a concederci gli autografi dei giocatori. E sui prati delle Dolomiti correrò nudo con il babao estasiato che punterà alle stelle, ed il sedere biotto con quel sorriso trasversale che illuminerà le quattro mucche pezzate che ciondolano annoiate cacando all'aria aperta. Vedrò Ventola tornare dal Siena, e dichiarare che: "Quest'anno il gruppo è ottimo e ci sono tutte le premesse per fare una grande stagione", per poi fare le valigie e andare a 'ritrovare la condizione' in qualche neopromossa disastrata. Applaudirò un nuovo centrocampista greco ignorando che con la palla al piede può fare la differenza solo in un riformatorio. E Materazzi giocherà libero, ma con l'obbligo di firma dai carabinieri. Insomma, passata la bufera sarò il solito cretino e accetterò in silenzio altre tartine all'Emmenthal e altri box VIP.

Ma chissà, forse invece un giorno mi stancherò.

Catone

Rem tene, verba sequentur

 
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