ARCHIVIO CENSURA

UN TEMPO ROZZI, OGGI PREZIOSI. MA E' SOLO UN CASO.


Mi hanno spiegato di recente la psicologia del giocatore di bridge: in questo impegnativo gioco di coppia, ogni partecipante si ritiene mostruosamente intelligente, pensa di avere per partner un idiota, ed è convinto di sfidare due avversari con un culo sfondato. Ebbene, io non so se Fabio Capello giochi a bridge, ma ne conserva i tratti.

Lui come i presidenti, nuove figure di agitatori di piazze. Un tempo si limitavano a farsi rovinare finanziariamente dalle loro squadre di calcio, oggi invece progettano Stati e fanno discorsi alla nazione. Erano ruspanti e spargevano il sale dietro le porte per scaramanzia; ora lo spargono nelle facili ferite dei tifosi per oscurare la loro malagestione. Forse perché un tempo c’erano le squadre materasso e oggi i giornalisti scendiletto: entrambi schiavi dei novanta gradi.

C’è ad esempio quell’articolista che ormai di pallone rotolante non parla più e imbelletta con statistiche i suoi sproloqui sui fischietti; residuato dei convinti che l’Italia sia uscita dal mondiale per l’arbitro gorilla. Ci sono quelli che mostrano alla moviola i falli laterali a centrocampo commentando “potrebbe esserci”. Ci sono altri che “non si deve parlare di episodi specifici ma di una condotta generale”, e poi in diversa sede sbavano sulla legge del legittimo sospetto. E tutti costoro, come me scrittori della domenica, appoggiano i dirigenti per cui “io non parlo di arbitri, ma questo qui sembrava proprio corrotto”.

Abbiamo visto a San Siro squadre che non hanno mai toccato la palla, però “vergogna! se ci avessero dato il rigore la partita sarebbe stata diversa”, per poi esonerare l’allenatore incapace di far punti coi quattro cadaveri messigli a disposizione. E ancora quelli che si dimettono dichiarandosi truffati, mentre comprano Fonseca, un uruguaiano in disarmo; quelli schizofrenici che, non si sa con quale identità, vietano gli accessi agli stadi; quelli che ritirano la squadra, o la mandano in ritiro spirituale.

Negli anni ’90 qualche presidente pioniere aveva precorso gli attuali misteri di bilancio, comprando il 4% dell’intera popolazione di adolescenti del Ghana; poi la razza dei neodirigenti imprenditori si è evoluta, fino a tenere simposi finanziari su come la grana sarebbe venuta dalla Borsa; e che adesso di borse ne scippano per pagarsi i debiti. Sono quelli che si scambiano per otto miliardi i quarti portieri, fantasmi che esistono su stati patrimoniali sospetti e costruiti coi componenti. Come Jeeg Robot d’acciaio. In fondo, forse hanno ragione perché certi giocatori sconosciuti sono come il Gronchi Rosa: li conoscono in pochi quindi valgono di più.

Meglio tornare al pallone che rotola.

Nei tempi antichi la comunità ingrassava i pharmakoy, tizi da usare in caso di sacrificio umano agli dei. Chissà che se Gamarra e Sorondo sono tenuti per questo. Fosse così sarebbe un peccato aver venduto Andrea Pirlo, il campione del mondo di sguardo fisso. Il nostro ex si felicitò della sconfitta nerazzurra l’anno scorso: "È vero, mi ero augurato che l'Inter non vincesse questo campionato. Posso dire che è andato tutto bene, tutto alla perfezione". Andrebbe perdonato, perché dal punto di vista scientifico Andrea Pirlo rappresenta una conquista per l’umanità: non si era infatti mai visto un uomo che riuscisse ad avere una vita tanto dinamica pur in stato di coma vigile. Ma pesate le umiliazioni subite negli anni, non sembra più il caso di lesinare sui rancori . Con questo invito non vorrei però diventare l’Adriano Sofri della causa interista: limitate la vostra rabbia funesta nel disegnargli le corna e i dentoni nelle rare foto di giornale che lo ritraggono sveglio. A proposito di dentoni, mercoledì la nostra cattedrale San Siro sarà calpestata dall’ingrato Ronaldo, quello che quando ci ha abbandonato era talmente grasso che cingolandolo si sarebbe invasa la Svizzera.

E’ pur vero che, se anche quest’anno non vinciamo nulla, alcuni dei nostri giocatori se ne andranno e anch’essi forse ci odieranno. Meglio sarebbe per loro adattarsi a una carriera di esule, riscoprendo il karma perduto: Di Biagio, col poncho e la zufola, potrebbe suonare musichette mariachi nelle orchestrine messicane; Nelson Vivas, adottare una scimmietta e strimpellare la fisarmonica per le strade della Recoleta; Marco Materazzi fuggire nelle terre di Patagonia a castrare maialini da latte. E Alvaro Recoba rispolverare il pupazzo Rockfeller, per esibirsi nuovamente come ventriloquo nei quiz del giovedì sera.

Per fortuna a San Siro c’è chi perdona tutto e non se ne andrà mai. Noi.

Catone

Rem tene, verba sequentur

 
I Bellissimi di I.org salutano


Monella

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Mai Stati in B, e voi?

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