ARCHIVIO CENSURA

BIGLIETTO DI SOLA ANDATA


Sono sempre stato sensibile agli eroi e alle belle storie.

Da piccolo era mia ferma intenzione aiutare Sandokan, e solo l'elevato costo del viaggio per Mompracen mi impedì di incendiare con le mie arti il regno del rajah. Dalla fase orale in poi, mi proposi senza tregua di eguagliare le qualità dei migliori campioni della razza: l'astuzia di Ulisse, che sfuggì al Ciclope a costo di rischiare la sodomia di un montone; la forza di Rocky, che a suon di pugni sconfisse Labbra Tonanti; il coraggio di George Jefferson, che sfidò il benpensantismo razzista, andando a vivere tra i bianchi, dopo il successo commerciale delle sue tintorie. Quella tensione epica terminò con i film della Staller, che cambiarono le prospettive sull'utilizzo del mio corpo in combinazione a quello di una donna.

La fase gloriosa delle mie potenzialità si riaccese in un pomeriggio di luglio, quando vidi Ronaldo correre a San Siro: diventarono i giorni in cui la domenica era sempre troppo lontana, e i 90 minuti paurosamente brevi.

Poi nell'estate del 2002 cambiò tutto: lui vinse un Mondiale e si dimenticò non dell'Inter, ma dei suoi tifosi. Neanche un saluto o una parola o un bacetto, a ricordo di quanti di noi, virili e tatuati scarburatori di Harley, avevamo sognato i suoi dribbling e pianto ai suoi infortuni. La notizia dell'addio mi lasciò con il maxillo-facciale tipo Sylvester Stallone in Dredd, che curai solo confidando nell'esistenza di Freddie Krueger.

Quattro anni dopo si parla dell'ennesimo ritorno, e qualcuno perde il tempo a raccontarmi gli improbabili vantaggi tecnici del suo rimpatrio. Chi lo rivuole, mi rimprovera: "Basterà un gol, e sarai felice". Vero, ma perverso. In "Storia Universale dell'infamia", un baro della Louisiana raccontava: "Ho ascoltato Lazarus Morell parlare dal pulpito, e sebbene sapessi che era un adultero, uno schiavista e un assassino davanti al Signore, i miei occhi si sono riempiti di pianto". E succederebbe anche a noi di commuoverci al primo gol, o alla terza visita in un asilo beneficato dallo sponsor. Ma la dignità a volte sbatte con la fantasia: caliente com'ero, alle medie fantasticavo di fornicare perfino con la supplente di religione, e fu solo la timidezza a concedermi di non svegliarmi mai accanto al corpo, ancora caldo e sognante, dell'anziana Madre Luigia.

Siamo inevitabilmente condannati a studiare la storia secondo come ce la raccontano: abbiamo infangato Erode l'Ascalonita per una severa politica di controllo delle nascite che lui non ordinò mai, oscurando con infamanti pettegolezzi la straordinaria modernità delle sue politiche agricole e sociali. E per una persecuzione assurda, il governo americano costringe ancora l'A Team a vivere in clandestinità, mentre tutti sanno quanto Mr T e compagni abbiano fatto nella lotta alla microcriminalità.

Il metro del Regno dei Cieli non dovrebbe essere il giudicare quello che una persona fa, ma quello che una persona è. E oggi noi siamo il Regno dei Cieli. Questa volta, possiamo valutare la storia coi nostri occhi, e sceglierci le persone per quello che sono. Perché qui non siamo nell'affascinante episodio del figliol prodigo, costretto a rubare le carrubbe ai maiali prima di comprendere l'errore fatto; e non ci siamo un po' perché la Bibbia non ci racconta cosa successe due giorni dopo il party di bentornato, e un po' perché chi pensa che io sappia perdonare, non sa che, per molto meno, alle tre di ogni pomeriggio trafiggo da vent'anni la bambolina di Santillana.

Esiste poi la remota possibilità che Ronaldo finisca al Milan. In questo caso, appena mi scarcereranno, dedicherò la mia vita a lui. Lascerò ogni cosa per sedermi sotto casa sua appoggiato a un grande cartello con su scritto “Ti ho in forte antipatia” tradotto nelle lingue più varie, anche a uso turistico. Le notti di pioggia, l'assenza di affetti e i capelli sfibrati non turberanno la mia pacifica missione.

Sarò un homeless determinato.

Chiedo solo di portarmi del cibo ogni tanto.

Catone

Rem tene, verba sequentur

 
I Bellissimi di I.org salutano


Yanina

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