ARCHIVIO CENSURA

RISO ALLA CANTONATA


I problemi li hanno tutti. Ad esempio, si sa che Papa Leone X aveva una fistola anale.

E' passata un’estate senza allegria, a contendere giocatori al Manchester sbagliato, e ora guardo annoiato la presentazione alla stampa di Cruz e Brechet. Già la dizione “presentazione alla stampa” di un giocatore non è chiara: la stampa dovrebbe essere la tribuna, non la platea. E’ come se comprassi la pizza surgelata per fare un favore al mio forno elettrico. Comunque io con Baggio, Ronaldo e Djorkaeff non mi trovavo affatto male.

Un po’ di grandeur all’Inter resta, ma in progetti sempre più distanti: i palchi VIP, le missioni business in Asia (il nuovo buffo Eldorado del calcio), l’assicurazione griffata. Allora, mentre su Inter Store posso accaparrarmi per 13 € la ‘sciarpa tubolare Harry’, se mi abbono al terzo anello non vedo la partita per le modifiche estive all’impianto. I responsabili della struttura, terrorizzati dalla incessante morìa di tifosi tra i due anelli alti, sono corsi ai ripari erigendo un muro di specchi. Il Milan si è difeso: “Non si può barattare la sicurezza con l’estetica”. Cioé spendi i soldi per la partita, non la vedi, ma per la tranquillità dei tuoi familiari sei al sicuro. Per rafforzare le misure di prevenzione potrebbero allora obbligare gli abbonati del terzo anello (peraltro finanziatori dei club) a dotarsi di siero anti-vipera per prevenire l'eventuale morso venefico di un'aspide salita in cordata nei posti economici. O magari, a tutela degli spettatori cardiopatici, creare una tessera speciale per quel settore con l’effigie di Padre Pio che suggerisce: “Sali piano”. Un buon marketing destinerebbe a Inter Store la ‘III ring, Father Pius preventive pin”.

Ormai le società di calcio vivono su leggi speciali e trattamenti politici e fiscali di favore. E d’altronde senza liberalità, non potrebbero sopravvivere aziende incapaci di gestire uno scenario finanziario a sei mesi; esempio è il contratto di Crespo firmato il 31 di agosto e ridiscusso in aprile, per poi lamentarsi delle speculazioni dei procuratori, gente tanto avida che si masturba a pagamento. Ma i dirigenti dei club vivono ciechi nelle loro mode: un giorno è la Borsa, un giorno i giapponesi, un giorno i Channel, un giorno si convincono che c’è la crisi. E si creano questo modello teorico di mondo sempre più sofisticato e chic, con le tartine all’intervallo per uno sponsor che affitta a bilancio i box Vip per immaginari clienti che non saranno mai invitati, a favore dei figli assatanati dei dirigenti. La mania di fare del calcio una ‘roba da ricchi’ porta questi stessi gestori a vedere nel tifoso medio un amministratore delegato che alterna la passione calcistica a quella del golf o della falconeria. Se scendessero dal pero griffato scoprirebbero che la massa di noi non vive in castelli con torri all’uopo per far mudare il proprio gheppio di basso volo, ma di solito siede paonazza allo stadio gridando ogni tre minuti a uno sventurato terzino: “Te sé manco bun a lavarme el cù”. Questo informe mostro non lo vedo accattivato dall’idea di indossare una vezzosa maglietta con la scritta “I love Inter”.

Dunque poco importa se oggi dal terzo anello non si vede nulla; perché un tempo si vinceva per far felici il Giuan e il Pepin, oggi gli obiettivi sono Hun Tai Cho e Kim Dao San, tranquilli commercianti dei sobborghi di Seul, che dovranno portarci in dote dozzine di miliardi. Apprendiamo che anche inter.it si volge a Est e, per spargere il suo verbo, verrà tradotto in tailandese. Portentoso esempio di ragionamento al contrario: invece di esportare i calciatori famosi e poi la struttura, esportiamo la struttura vendendo i calciatori famosi, allorchè io trovandomi a Kuala Lumpur mi vedrò nel quadretto: “Ah Intel, Lonaldo”- “No, è nel Real” - “Ah Intel, Baggio” - “No, Lippi l’ha mandato via” - “Ah Intel, Clespo” - “No, l’ha preso il Chelsea” - “E allola tu chi cazzo sei?”. La versione in Tailandese potrà però avere aspetti positivi, ad esempio potrà aiutare nella comprensione degli infortuni dei nostri calciatori: chi come me non ha ancora ben localizzato i propri reni, fatica a divincolarsi tra i comparti anteromediali, i vasti e gli psoas suggeritici dalla versioni ufficiali.

Guai però a parlare del Pepin, perché si viene additati come una vecchia scoria della società patriarcale. Eppure io sono della Mtv Generation, so tutta “Oops, I did it again” di Britney a memoria, e se storco il naso con gli orari strampalati delle partite mi viene detto che la tivù è una ricchezza e che persino Breznev trasmetteva il calcio in diretta. A me questo non sembra un grande ragionamento: 1 miliardo e 200 milioni di cinesi sono ghiotti di pollo al bambù mentre io non riesco a farlo entrare nella mia dieta. Per non parlare delle migliaia di tribù, le cui donne girano con le mammelle di fuori, pratica gustosa da rilanciare nelle nostre piazze.

In verità constatiamo tutti che la chance di godersi le prodezze del modenese Ungari (tutto il rispetto) in diretta tivù, non ha portato al calcio quei benefici tecnici e finanziari per cui sono stati progettati; anzi, al netto di battaglie inutili, cioè l’inevitabile evoluzione televisiva, giocare il 7 gennaio alle 20.30 a Udine non ha moltiplicato all'estero l’appeal del calcio nostrano: forse era meglio quando dei nostri 4-4-2 si sentiva solo parlare.

Con la nuova pay-tv è comunque iniziata un’altra stagione e in panchina abbiamo ancora quell’ottimo cuoco che sa fare solo due piatti. Da tre anni Hector Cuper cucina l’Inter con un sacco di ingredienti a disposizione; lui però sa preparare solo il pesce alla Sorrentina. Aspettiamo sempre di assaggiarlo.

Papa Leone X fece uccidere il medico che non gli curò la fistola, accusandolo di tentato avvelenamento. Ma il '500 è finito, oggi basta l'esonero.

Catone

Rem tene, verba sequentur

 
I Bellissimi di I.org salutano


Veleno

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Mai Stati in B, e voi?

Inter abbiamo un problema, o no?<