ARCHIVIO CENSURA

INNIQUITA'


Amavo la famiglia Ingalls e "La casa nella Prateria": mazzi di contadini antieroi in cui si sarebbero confusi i Manicone o gli Angelo Orlando, quei giocatori di basso profilo, un po' mesti, ma professionisti seri e silenziosi. Adoravo quella casa di cui non si è mai visto il gabinetto, e che poteva ospitare Cauet, magari sposato con quella stronza di Nellie Oleson, e proprietario di una merceria colà, alternativa mancata e rimpianta da chi lo abbia visto a San Siro.

Ma quella famiglia non esiste più.

Un giorno è arrivata l'industrializzazione e con lei l'urbanizzazione. Poi un proprietario di petrolio e uno che faceva le gomme hanno comprato l'Inter e noi non abbiamo vinto più niente. E allora: a cosa è servita la rivoluzione industriale? Ho provato a esporre questa mia tesi riassuntiva all'esame di Storia Economica raccogliendo non poca indifferenza.

Una battaglia contro il treno a vapore può rappresentare una radicalizzazione eccessiva del problema dopo anni di sconfitte addebitate ad arbitri cornuti, avversari dopati, dirigenti incapaci, centrocampisti brocchi e zolle d'erba fangose. Non voglio prendermela con l'inventore del vaporetto che anzi, assieme allo scienziato scopritore della mortadella, rappresenta uno dei miei punti cardinali. E' però tempo per una riflessione sull'idealizzazione progressiva, fatta anche e soprattutto dal presidente Moratti, dell'Inter pazzerella. 'Pazzerelle' si autodefiniscono quelle adolescenti un po' zoccole, che si truccano tanto, fumano per darsi posa, e pensano di avere una filosofia di vita molto yepa, quando non hanno ancora intuito che tra Jenny la Tennista e Madama Butterfly c'era più di un semplice rapporto di gregariato tennistico.

L'Inter folle è figlia del fatalismo che ci condanna a restare vergini quando tutti trombano: c'è chi se ne gloria e ci scrive i libri; io, a furia di manette pazzerelle, guardo il mondo dal mio cesso. Questi andamenti così volatili devono preoccupare, primo perché felicitarsi di una patologia mi sembra sgradevole ("Hai saputo che Roberto ha l'orchite?" "Sono contento per lui!"), poi perché ci fanno apparire come quei vecchi scemi che ti mettono in mano i blister di medicine e ti dicono "non spenderli tutti", nell'idea di averti affidato dobloni della Rivoluzione Francese.

Insomma il rischio è che a furia di ritenere incorreggibile questa situazione, ci ritroveremo come quell'alcolizzato che sotto al cartello ammonitore della Polizia "L'alcool uccide lentamente", scrisse "Per fortuna, non avevo fretta".

Questa può essere solo un'idea mia opposta a chi crede che tifare una squadra tanto incostante sia cosa davvero unica. Non sarebbe d'altronde la prima volta che ciò che a me sembra un merito ad altri possa apparire un difetto e viceversa. Vivevo un simile situazione con la mia ex; per quanta acrimonia possa essere rimasta tra noi due, di lei ricorderò sempre quel suo qualcosa che nelle donne mi fa impazzire: le corna.

Ma che colpa ne ho se il cuore è uno zingaro e va.

Catone

Rem tene, verba sequentur

 
I Bellissimi di I.org salutano


Jo

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Mai Stati in B, e voi?

Inter abbiamo un problema, o no?<