ARCHIVIO CENSURA

L'UOMO CHE SUSSURRAVA AI MAIALI


Prima del soglio, Papa Sisto V faceva il porcaro.

E Pericle, padre della democrazia, mulinava di gran lena sulle triremi da guerra; persino Erik Estrada serviva ai tavoli prima di calarsi negli stivali del pasticcione Poncherello, l'agente dei CHiP's. Insomma, visti i precedenti, pensavo legittimamente che Conceicao potesse smettere col calcio senza troppi drammi. Due settimane fa invece San Siro ribolliva per le contestazioni incrociate tra tifosi che si insultavano tra di loro a causa del centrocampista. Sostituito il portoghese e mai più inserito, in quindici giorni l'Inter si è trovata nell'Eden: gol a raffica, rivali accartocciatesi da sole, fuga in campionato. Tutto pareva bello, persino Passaparola mi sembrava più accattivante nonostante il restyling.

A rovinare tutto è arrivata la squalifica di Batistuta contro la Reggina: due giornate. Non è giusto discutere il merito della decisione, non è giusto piangere sulle 15 differenze da "Aguzza la vista" che rendono quel fallo diverso da altri, non è giusto neanche menzionare il fatto che le frasi con incipit "non" rivelano tutto l'astio di un cristiano. Potremmo discutere sulla volontà dell'argentino di maciullare la mascella dello sventurato Franceschini, fino ad allora avversario fiero e gagliardo, ma non c'è contesa nel fatto che il pallone viaggiava a buona altezza proprio verso i due contendenti. Inevitabile il dubbio: dove guardava la quaterna arbitrale per poter validare l'uso della prova televisiva?

Al guardalinee non può essere addebitato nulla: ligio al proprio mandato e scrupolosissimo guarda le linee per cogliere eventuali disomogeneità del tratto bianco, per fortuna non rilevate come da tranquillizzante referto post-partita. Il quarto uomo continua a rivestire la sua curiosa casacca: "Il quarto uomo" sembra il protagonista di un libro di Forsyth, un agente segreto, un uomo senza macchia e senza paura, vestito in impermeabile e occhialoni, ultima risorsa dell'umanità quando tutto sembra ormai perduto. Quel personaggio invece, nel mondo del calcio, è un inetto stipendiato per alzare un cartello luminoso e girare su stesso. Ora, a meno che non si celi una tecnologia da iniziati dietro questo strumento meraviglioso in grado di illuminarsi magicamente con tutti i numeri tra l'uno e il 99, per questo ruolo critico si sponsorizzerebbero le scimmie del Gabon, animali versatili e in grado di gestire poliedri con relativa facilità già dopo un anno di semplici esercizi. Su De Santis, orbo e sorridente come il mio idolo Ray Charles che intona "One Drop Of Love ", è inutile porsi domande.

Tra gente capricciosa che trova appigli a ogni sconfitta, una giustizia calcistica i cui criteri sono scritti nel ricettario di Suor Paola, un senso della sportività di un mondo che pensa di dare esempi e messaggi mostrando a inizio partita magliettine colorate che in quattro secondi dovrebbero sensibilizzarmi sul problema della fame nel mondo, a me tifoso non resta che continuare coerente nel mio mestiere, cioè quello di attestarmi pacificamente sull'Isonzo del mio seggiolino e continuare impunemente ad avere fitte al costato per ogni Scud che Conceicao destinerà alla Macelleria Natale di Piazza Axum; in quel lungo secondo di odio, sbraiterò per il suo trasferimento nella regione del Lijiang ad affinare le tecniche della pesca col cormorano. E se un giorno dovessi vedere il portoghese devastare le difese avversarie con i suoi due piedi sinistri, sarò uno strabordìo di affetto e di applausi. Perché l'ultima cosa rimasta seria e immutata nel calcio è la possibilità che io m'incazzi durante una partita e cambi idea 15 volte senza troppe ramanzine. Soprattutto per un tifoso la coerenza è una di quelle ansie inutilmente sopravvalutate.

Si domandava uno storico economista: "Quando le cose cambiano, io cambio le mie idee. E tu che fai?"

Catone

Rem tene, verba sequentur

 
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Inter abbiamo un problema, o no?<