ARCHIVIO CENSURA

DON CHISCIOTTE DE LA GANJA


Un ufficiale della Divisione Littorio addomesticava il gallo Guglielmo nei ritagli della battaglia di El Alamein.

Anche se la storia racconta che entrambi conclusero la carriera in padella, io aspetto il derby di Champions con la loro stessa glaciale indifferenza, con la sola ansia di accaparrarmi punti fragola al market: la prospettiva di una eventuale debacle sportiva mi turba come le prodezze porno sconvolgono Eva Orlowsky. E' vero, negli anni, con l'Inter, ho perso un po' di grinta, e ogni tanto mi ritrovo rammaricato a chiedermi che cosa ne sia stato di quell'ambizioso giovane che sbaragliava i coetanei a "Rialzo" e che raggiunse con lusinghiere votazioni il diploma di scuola media inferiore.

Forse il grande silenzio delle mie aspettative iniziò in un derby di Coppa Italia finito 5-0 quando, non più imberbe, mi sgolavo di bestemmie innocenti al gol di tale Steiner Nilsen, un giocatore che il Milan manco sapeva di avere in rosa. Poi tutti aneddoti: le reti di Comandini, a margine di un 6-0 (risultato che ancora ricordo con un certo dispetto); una rimonta subita da 0-2 a 3-2 in un'altra stracittadina giocata quando, per fortuna, i dvd erano ancora supporti avveniristici; e i pareggi assassini in una semifinale di Champions col mondo a guardarci. Ma quest'Inter non seppe negarmi manco l'export, ad esempio eliminata in Uefa dalla rimonta dell'Alaves in cui giocava il figlio di Crujiff; umiliante come perdere le elezioni di capoclasse contro un cugino di Mastella. Ho anche concluso le eliminatorie di Champions a San Siro sbagliando un rigore all'87' minuto contro dei biondini palliducci sponsorizzati da un'azienda che vi propone di smettere col fumo grazie a dei cerottini per il collo: così ispirato, provai a stemperare inutilmente la mia delusione applicandomi dei trasferelli alle caviglie.

Poi toccò al Lugano diventare nota per ragioni alternative all'evasione fiscale, all'Arsenal segnare 5 gol a San Siro giocando gli ultimi minuti con lo schema della Tris di Cesena, fino al Manchester United spintosi alla sconcezza di derubare Ciccio Colonnese. Nel curriculum, che da solo basta per una quindicina di tifoserie, vanto anche una gemma straordinaria: sconfitta in casa ai rigori nella finale Uefa. Eravamo tutti lì a sventolare la bandierina mentre J.Zanetti, la cui figura usualmente rende i Buddisti ortodossi degli aguzzini sadici, cercava di schienare l'allenatore con sconnessi movimenti da tag di wrestling. E qui ometto tutta la cianfrusaglia, dagli Empoli alle Atalanta, e non cito il 5 maggio, anche se quel giorno pensavo davvero che avrei vinto: d'altronde all'epoca non brillavo per arguzia, convinto com'ero che la mia ex la desse solo a me.
La mia passione calcistica ha attualizzato il severo giudizio ricaduto sul cavalcatore di Valchirie (niente a che vedere coi bagnini romagnoli): era un tramonto, ma molti lo avevano confuso con l'alba.

Per questo la minacciosa verità è che uscire col Milan non sconvolgerebbe i miei giorni.

No, mi metterò in tasca una piccola mela e la tristezza sparirà l'indomani, quando appena sveglio inserirò la pila nel nuovo rasoio vibrante pentalama con il quale mi scorticherò più di quanto Rambo facesse regolandosi le basette con il machete; indifferente al meteo vestirò un poncho e il bracciale portafortuna brasiliano che ho comprato da un ambulante (lui ne aveva una ventina, ogni tanto mi domando cosa sarebbe stato di lui se non ne avesse conservati così tanti in cambusa) e affronterò la mia salita al monte Calvario: passerò dal custode che allargherà le braccia col sorriso di chi sa che in quell'istante si gioca la già magra gratifica natalizia, ascolterò i commenti sull'autobus pieno di strafottenti giovincelli, la maggior parte dei quali è ferma alla nozione che Matteoli è un ex-ministro dell'Ambiente; sarò avvicinato dal solito bambaccione che con la voce dell'orso Yoghi mi dirà "Oh oh oh o, anche ieri sera hai perso" intonandolo nella cantilena con cui il plantigrade annoiava il nipote sulle vicissitudini di quell'idiota di Ranger, che ancora oggi non so chi al tempo si occupasse di Human Resources allo Yosemite Park. Sarò passato in rassegna da tutti i colleghi, e c'è sempre quello juventino che esagera: all'ennesima infantile gag, strizzerò l'occhio guardandolo complice e mi rammaricherò di aver diffuso per l'intero ufficio alcuni suoi vizietti sporcaccioni, peraltro da me astutamente inventati. E per qualche giorno l'e-mail sarà un nemico.

Già.
Ma ora si pone un grosso problema.
Se vinco.
Penso che diventerò noioso.

Catone

Rem tene, verba sequentur

 
I Bellissimi di I.org salutano


Ruud

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Inter abbiamo un problema, o no?<