ARCHIVIO CENSURA

DALLA AL CHINO CON FURORE




Mi ero chiesto come sarebbe stato.

Era un’abitudine, una faticosa esperienza sapere che lui c’era. Impossibile non notarlo, manco provandoci. Palla al piedi teneva San Siro col fiato sospeso; e non era importante il punteggio, perché prima o poi ti veniva da urlare il suo nome o gridare al suo tocco, al suo tiro, al suo scatto. Il Meazza ora sembra vuoto.

Ma devo farmene una ragione: Vratislav Gresko è a Parma, e io non so più con chi incazzarmi.

Si torna a giocare per i punti e l’Inter torna a fare l’Inter. Col Torino dominiamo: bello a vedersi quale John Hurt in Elephant man, Gigi Di Biagio le suona a tutti, e Dalmat è in estro come la Pinscher nana del mio vicino. E’ invece grottesco quanto accade a Marco Materazzi, ex giocatore di rollerball ed uomo esperto in tecniche da guerriglia calcistica. Il centrale interista prende una sonora lezione da Comotto: testata in tuffo ed espulsione del torinista. Il granata dopo la partita ci tiene a sottolineare: “Comunque ho preso la spalla e non la faccia”. Peccato! mezzo punto in meno per l’imprecisione. Il presidente Romero, riesumato per l’occasione, entra in sala stampa e tuona per l’arbitraggio a senso unico. Lo applaude anche Camolese, che quest’anno vuole brevettare una tattica per fare punti senza mai usare la palla.

Martedì scorso, dove un tempo c’era solo il cordiale popolo dei lapponi ghiotti di foche, siamo stati invece asfaltati: il Rosenborg sta finendo la stagione e per questo è “meglio preparato”; noi, a pari giornata di campionato, lamenteremmo piccole ernie e generosi mal di schiena. In realtà, la sproporzione vista è giustificata solo da un allenatore che lascia 45 inutili minuti a Sorondo nel derby di fine agosto, piuttosto che dare forma alla squadra.

In Norvegia, per scelta tecnica, ci asserragliamo nell’area nostra. I norvegesi sono ovunque, attaccano in trenta: non erano così minacciosi dall’unificazione nazionale di Harald il Biondo. A noi piaceva essere massacrati: quando ogni tanto ci riappropriavamo del pallone, glielo rispedivamo tipo Rocky che sfida Apollo Creed a colpirlo. Preoccupano davvero le sinapsi di Cuper, che viaggiano alla velocità dei lavori sulla variante Firenze-Bologna: l’allenatore si rende conto che Dalmat è svogliato solo dopo un’ora, e impiega 76 minuti a notare l’assenza di Morfeo, forse nascosto dalle ombre degli inquietanti norvegesi. Recoba ci risveglia, adoperando anche la tecnica del tiro in porta. Fino a quel momento solo Crespo si era avventurato a tanto. In tutto questo, a luglio pensavo che Morfeo fosse all’Inter con un contratto interinale fino a novembre, invece l’argentino lo preferisce al Chino. Ognuno ha la sua perversione: tanto tempo fa un tizio si strappò gli occhi per pensare. Manco lui risolse un cazzo.

Domenica a Reggio Calabria, la macchina interista torna selvaggiamente all’attacco: con in campo una carovana di cadaveri (da Almeyda a Morfeo, passando per Vivas) riusciamo a farci raggiungere dalla Reggina al 90’. Poi, come l’Ottavo Angelo dell’Apocalisse, Recoba riporta i tre punti alla bestia immonda creata da Cuper, inspiegabilmente osannato per aver rinunciato a giocare con un centrale come terzino, un terzino come centrocampista e una seconda punta come esterno di fascia. E come se si complimentassero con voi qualora smetteste di defecare nel lavandino.

Mercoledì ci aspetta l’Ajax: sabato sera vinceva 3-0 all’80’, in dieci minuti hanno subito due gol e un palo. Anche con loro la partita non è mai finita ma, al contrario nostro, i tifosi olandesi possono legalmente stonarsi d’erba per dimenticare.

Insomma, si riparte come ci si era fermati. Forse non ci siamo neanche mossi.

Catone

Rem tene, verba sequentur

 
I Bellissimi di I.org salutano


Ale

Per i nostalgici di I.org, ecco le nostre edizioni cartacee

Mai Stati in B, e voi?

Inter abbiamo un problema, o no?<