ARCHIVIO CENSURA

LA CENSURA DEL CENSURATO


Inter.it cancella dai link interisti.org: per questa sofferta decisione, destinata a incidere sul corso della storia interista, noi perderemo lo 0,76% di accessi che ci garantiva quel monumentale appoggio. Tutto sommato, in tempi di Abu Ghraib, ci è andata bene.

Quando nacqui mia madre appese in stanza una poesia indiana che recitava: “I tuoi figli non sono figli tuoi”. Sulle prime mio padre lo ritenne un’astuzia trasversale atta ad avvisarlo di alcune scorrerie extra-coniugali finite nel peggiore dei pasticci. Sconcertato, pretese di ridiscutere i miei futuri diritti di successione, ma presto il buon senso trionfò: in ballo non vi erano infatti le integerrime virtù del mio utero materno, ma il concetto stesso di proprietà.

Come gridava Braveheart prima di essere castrato come un cappone: “Potete togliermi tutto ma non la libertà”. Se ogni uomo è libero indipendentemente dalla sua condizione, allo stesso modo l’unione spirituale degli uomini non può essere acquistata. Ad esempio, le nazioni sono nazioni: Re Sole non era la Francia, lui è morto e i suoi conterranei hanno proseguito in trionfi (Alain Delon) e vergogne (i massacri di Algeri, l’eliminazione nostra contro il Marsiglia). Ad esempio, le religioni sono le religioni: il Papa sarà il capo della Chiesa, ma in realtà è solo un’autista di autobus il cui TFR è la vita eterna.

Se poi per luogo comune il calcio è definito una fede, a maggior ragione ogni tifoso risponde alla mistica della squadra e non alle persone che fisicamente la compongono. Io tifo Inter, non tifo Christian Vieri, che nell’animo mi risulta solo funzionale ad arrivare a undici. Quando l’uomo e la squadra si sono sovrapposti come nel caso di Ronaldo, alla fine si è creato un mostro, non solo per i chili in eccesso che porta in giro (se ne perde dieci diventa obeso), ma per la delusione e il rancore rimasti in molti di noi.

Eccoci al punto: Moratti è l’attuale proprietario dell’Inter ma non la possiede. Sarebbe un errore suo ritenersi l’Inter. Per sua sventura chi finanzia una squadra non gestisce un bene personale ma, volente o nolente, offre un servizio pubblico. E’ la contraddizione del calcio che fa sfuggire la questione a chi ci investe: paghi ma non è tuo. Moratti risponde a se stesso come tifoso, può sputarsi in faccia o darsi pacche, ma il fatto immutabile è che lui l’Inter non la potrebbe cancellare neanche se volesse: perché infatti l’Inter non è sua, è di tutti.

Certo c'è il meritevole capitolo delle spese sostenute: tutto sta a vedere ora se i soldi rendono lecitamente ostaggi. A me pare che queste gestioni finanziarie del calcio stiano mostrando l’impreparazione delle dirigenze, impegnate a rendere aziendalistico un mondo che non ne rispecchia i modelli. Scimmiottano marketing, loghi, gadget, siti a pagamento per lucrare quattro lire da mettere in un pozzo di perdite mostruoso. L’anno scorso ci hanno sconvolto San Siro per avere Vip Box e tribuna stampa al secondo anello. I fondi arrivati sono stati probabilmente dissipati per gli acquisti e gli stipendi di Brechet o di Lamouchi, quadrumani cacciati l'estate successiva.

Ma gli stessi che hanno affossato finanziariamente i club ci dicono che il problema è la mancata proprietà dello stadio: ah! quanto rosei sarebbero i conti se Inter e Milan possedessero San Siro. Credo anch’io che mettere una pizzeria nell’impianto farebbe impennare i bilanci mortificanti delle due milanesi. E’ buon testimone il mio amico Cecco che da quando ha aperto una spaghetteria naviga nell’oro ed è vicino a completare l’acquisto di un bilocale nell’hinterland.

Il bello delle idee. L’altro giorno ho deciso di investire nel medio-lungo periodo sul mio attuale rapporto amoroso: per questo ho impacchettato per la mia donna una scatola maxi da dodici preservativi (purtroppo non una scatola da dodici preservativi maxi). Pensavo che il pensiero sarebbe stato gradito, ma all'atto di consegnarlo infiocchettato ho riscontrato in lei un po’ di freddezza. La mia era un’idea personale, magari sbagliata, ma da ascoltare e discutere.

Con lo stesso metro di dialogo, non m'interessa dire a Moratti di andarsene o di restare, ma è certo che quel presidente dall’entusiasmo contagioso non esiste più, anzi si è trasformato in un uomo cupo, i cui dipendenti milionari perdono tempo a oscurare sitarelli che raggiungono un pugno di persone: un sacco di sabbia davanti a una piena, e un modo per aumentare il disprezzo di chi non è d’accordo, di chi non la pensa a capo chino e quindi non merita dialogo; metodi che peraltro non fanno onore alle dichiarate idee democratiche e libertarie della famiglia Moratti.

Insomma se invece di blandirlo per ingozzarsi di brioche, qualcuno avesse raccontato la verità a Luigi XVI, forse in Francia ci sarebbe ancora la monarchia. Per fortuna così non è successo: se non altro il 5 maggio possiamo condividerlo.

Catone

Rem tene, verba sequentur

 
I Bellissimi di I.org salutano


Lucaz

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Mai Stati in B, e voi?

Inter abbiamo un problema, o no?<