ARCHIVIO CENSURA

METTI UN FIORE NEL TUO BENGALA


La Serie A ricorda sempre più il wrestling con due differenze: laggiù ogni tanto il titolo passa di mano, e certi cascatori nostrani in America se li sognano.

Qui due squadre hanno vinto 12 degli ultimi 14 campionati, media che ai tempi dei cosacchi faticavano a tenere i dream-team di Bucarest e Sofia, che però, a loro giustificazione, non godevano degli stessi appoggi politici di Juve e Milan.

Il campionato diventa sempre più scontato e noioso, ma è corollario di un mondo troppo impegnato a condannare i razzi luminosi per dare buoni esempi: i club indebitati diluiscono in centinaia di anni i doveri col Fisco, alcuni giocatori estinti vengono scambiati a peso d'oro, l'Unione Europea abbandona il dramma del formaggio di fossa per diffidare l'Italia affannata a spalmare i debiti, le partite vengono moltiplicate come le concubine di Salomone e per questo i giocatori sono talmente imbottiti di medicinali che Cristiana F. ora organizza scuole calcio per traghettare i ragazzi dello zoo verso la Serie A.

Per fortuna c'è la violenza negli stadi, che permette a qualcuno di individuare in questa l'Apocalisse del nostro sport. E ci dicono: "Il calcio dovrebbe essere di esempio ai giovani".

I giovani, questi perdigiorno che diffondono i jeans bracaloni a mezza natica e il linguaggio da scaricatore di suonerie. A parte che io non ricordo tanta preoccupazione per i giovani quando giovane ero io. I politici rubavano con l'aria di chi ci stesse facendo un favore, i cantanti oggi laureati inneggiavano al consumo di cocaina nelle classi scolastiche, le ragazze Cin Cin su Odeon Tv titillavano velleità da stupro mostrando un sano petto al coro di: "Assaggia e poi mi dici". Persino le rapine ai ragazzini oggi sono catalogate sotto la fichissima targhetta "baby gang", mentre quando a 13 anni denunciai l'estorsione violenta del mio Swatch presentandomi in Commissariato con 12 pagine di memoriale, il poliziotto mi fece capire che ero semplicemente un babbazzo.

Le dinamiche tentatrici non hanno impedito la nostra virtuosa crescita anche se, va detto, la mia generazione non brilla per fortuna, a patto di escludere dal conto Ayrton Senna e l'exploit di Casa Keaton in prima visione. Circolavamo griffati El Charro, con l'idea che le Vans non sarebbero mai tramontate e nella speranza un giorno di diventare "Yuppie". Sfiga volle che quando toccò a noi maneggiare l'azionario, l'espressione "Yuppie" tornò ad essere solo un motto di giubilo, peraltro un poco cretino. Ci laureammo e arrivò la crisi, ci dissero: "Scordatevi il posto fisso" e unicamente i più ottimisti tradussero: "Figata, si viaggia". Dal nostro sudato alloro in poi, sbocciarono i "dovete innovare", gli stage, i contratti a progetto, i cococo, forme di tutela sdegnate dai lavoratori del tessile in Vietnam. E' nato piuttosto un nuovo ramo agonistico negli anni dei gironi di Champions e dei dipendenti GEA, quello del curriculum ignorato: io sono ancora alla misera quota di 54 spediti ma, e lo dico con orgoglio, tutti cestinati e con buone prospettive di scalata. Certo in questo agone, la tecnologia ha aiutato a sbriciolare i primati precedenti: l'avvento delle email sta alle risorse umane come la trazione integrale ai rally.

Con questo percorso verso l'età adulta qualcuno venga pure a chiedermi se davvero mi angoscio dell'esempio che do ai "giovani" attuali, dai quali mi vedrò probabilmente negata la pensione nei giorni più belli, per chi gestisce ospizi. I "giovani" non hanno bisogno di esempi (e mi spiace difenderli perché, se potessi, li radunerei in un piazzale e affitterei un aereo da guerra per sgominarli); e lo dico perché la Prima Repubblica non ha cresciuto una generazione di luciferi. Ok, ogni tanto ci garba eiettare un motorino o un razzo luminoso, ma non mi convincerete che le famiglie vogliano difendere la prole dalla corruzione evitando San Siro, dove occasionalmente si tira di mortaio. La campagna "Metti un fiore nel tuo bengala" non trasformerebbe infatti dei corposi nuclei patriarcali in voraci acquirenti di costosissimi pass per partite col Broni e il Praia Mare in Serie A. Oltretutto chi ciancia contrito circa la fuga dei pargoli dagli stadi non ha mai cercato un biglietto per la manciatina di partite annuali che contano: avere una seggiola per un derby o per un turno a eliminazione di Champions è possibile solo discendendo da una stirpe di alti prelati della Curia romana, e ci manca solo che dalle medie inferiori, stormi di giovani con le braghe corte planino ad affollare le biglietterie. Scrivo ovviamente di Inter e Milan. La Juve non riempie comunque l'impianto perché essere juventini è come la masturbazione: va bene che è legale, ma non è il caso di vantarsene in pubblico.

Insomma, tra una scelta di marketing e un magheggio di partita doppia, anche quest'anno scelte discutibili hanno intossicato il calcio e la deriva di orrori pare non finire. Lo sappiamo tutti ma, alla fine, cos'è la rivoluzione paragonata a un trionfo in Coppa Italia?

A proposito, è un peccato non poter fare l'eventuale carosello suonando il clacson.
L'ho ceduto per far cassa.
Pensavo non mi servisse più.
In nome dell'innovazione, festeggerò spruzzando il liquido dei vetri.

Catone

Rem tene, verba sequentur

 
I Bellissimi di I.org salutano


Fratelli

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Mai Stati in B, e voi?

Inter abbiamo un problema, o no?<